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Intervista a Mauro Biglino: La Bibbia, gli Elohim e la Chiesa Cattolica

Riportiamo una interessante intervista a Mauro Biglino, studioso dei testi Biblici.

Innanzitutto ti ringraziamo di dedicarci un po’ del tuo tempo. Per iniziare credo sia interessante spiegare chi sia Mauro Biglino e come si è accostato a questi temi.

Grazie a voi per l’interesse. In sintesi dico che per molti anni ho lavorato nel mondo dell’editoria e da trent’anni mi interesso di storia delle religioni; ho studiato l’ebraico per avvicinarmi al testo originale della più importante religione dell’occidente e poi ho iniziato a tradurre per le Edizioni San Paolo che hanno pubblicato diciassette libri dell’Antico Testamento da me tradotti letteralmente per la collana della Bibbia Ebraica Interlineare. Il rapporto si è interrotto quando ho iniziato a pubblicare i saggi in cui analizzavo le traduzioni letterali.

Sembra di capire che il Vaticano non abbia preso bene questa tua “svolta”. Oltre ad aver interrotto i
rapporti professionali con te ha mostrato altri segni di insofferenza?

In concreto sono state le Edizioni San Paolo che non mi hanno più affidato incarichi, interrompendo il rapporto di collaborazione, perché ovviamente loro non possono concordare o
avallare anche indirettamente ciò che io scrivo. Se avessero proseguito con gli incarichi qualcuno avrebbe potuto pensare che in un qualche modo supportassero ciò che dico.

In genere chi si è più fortemente opposto alle tue ricerche e con quali rivendicazioni?

Indubbiamente l’integralismo cattolico che rivendica la custodia indiscutibile della verità rivelata.

Dopo aver assistito a una tua conferenza un amico ha espresso un dubbio: “Ma come facciamo a sapere che la sua interpretazione dei testi sia quella giusta?”. Questo è un problema che ritorna sempre con le interpretazioni di testi antichi, sia in un senso che nell’altro. È la credibilità personale e professionale a far da garante?

Non si può mai sapere se una interpretazione è “quella giusta”, per questo bisogna tenere conto delle molteplici possibilità, metterle a confronto e poi scegliere quella che risulta essere più credibile e soprattutto coerente con i testi da cui si parte. Il Prof. Garbini (ordinario di filologia semitica della Sapienza di Roma) scrive in uno dei tanti suoi libri che neppure l’accordo di tutti gli
studiosi del mondo sul significato di un termina antico è garanzia di certezza, quindi ciò che si comprende è che da quei libri non si può ricavare alcuna verità assoluta; ci si può solo applicare conducendo uno studio paziente per cercare di capire che cosa gli autori abbiano voluto raccontare.

Entriamo ora più nel merito degli argomenti che emergono dal tuo lavoro sull’Antico Testamento.
Permettimi di non seguire un ordine preciso. D’altronde anche tu conduci le presentazioni a “braccio” e gli argomenti sono talmente tanti che saltare qui e là è inevitabile. Un punto che penso vada affrontato è come il testo che ci è infine pervenuto dipenda dall’affermarsi di una teologia sulle altre. Puoi spiegare meglio questo punto? Di che periodo stiamo parlando?

Stiamo parlando dei secoli VI-IX dopo Cristo, il periodo in cui i masoreti (custodi della tradizione) della scuola di Tiberiade hanno “fissato” in via definitiva il testo biblico identificando le parole, inserendo in suoni vocalici e trasferendovi così un significato che non veniva definito su basi
linguistiche ma ideologiche e teologiche. Voglio dire che altre scuole ebraiche (palestinese,
samaritana, babilonese, egizia…) avrebbero potuto inserirvi valenze diverse. Ad esempio i greci che hanno fatto la famosa versione dei 70 avevano a disposizione testi che i masoreti di Tiberiade (e rabbini attuali) non accettavano perché non rispondenti al loro pensiero.

Come si può, alterando le interpretazioni letterali, trasmettere un concetto teologico piuttosto che
un altro?

È sufficiente ad esempio vocalizzare e considerare il termine BARA come parola unica e tradurlo con “creò” invece di leggerlo BE-RA e tradurlo come “con soddisfazione vide”:
cambia TOTALMENTE e definitivamente tutto il significato del primo capitolo della Genesi che con
ogni probabilità non parlava in origine della creazione ma di ben altro. Di questo parlerò
compiutamente l’anno prossimo.

Per rendere più fruibile a chi non abbia mai approfondito questi temi puoi darci un background generale
delle lingue del periodo in questione?

Posso fare qui, per ovvi motivi, solo un sintetico elenco: egizio, sumeroaccadico, assiro, babilonese, amorreo (lingua “internazionale” del periodo che inizia con le vicende di Abramo),
aramaico lingua “internazionale” che ha sostituito l’assiro-babilonese dal VI-V sec. a.C., ebraico (un dialetto appartenente al ceppo semitico cananaico, parlato da pochissimi e
derivante da un dialetto sud fenicio).

La parola Yaweh, che ritorna sempre in queste discussioni, in che lingua è stata scritta? Se è stata male
interpretata quali possono essere le alternative?

Il nome Yhawèh così come l’abbiamo noi è stata scritta in ebraico ma è stata pronunciata e comunicata la prima volta quando l’ebraico non esisteva ancora per cui non abbiamo alcuna certezza sulla sua pronuncia originaria e sul suo significato, se mai ne ha uno oltre a quello di essere il nome proprio di uno degli Elohim.

Un altro termine cardine per questo discorso, soprattutto relativo alla Genesi, è Elohim. Se è vero che il
termine è plurale e le divinità fossero più d’una emerge dal testo il rapporto che c’era fra di loro?

Tutti i racconti biblici fanno capire chiaramente che con quel termine si indicava il gruppo dei governanti che poi la teologia ha ridotto a uno trasformandolo nel dio unico, trascendente, spirituale… in realtà erano coloro che si sono spartiti il dominio sulla terra e che, come tutti i
potenti di ogni epoca, combattevano per mantenere o incrementare le loro sfere di influenza.
Ne IL DIO ALIENO DELLA BIBBIA spiego e documento tutto questo su base testuale.

Sempre rimanendo nella Genesi bisogna passare per Adamo ed Eva.
Rispetto al ruolo di progenitori dell’umanità cacciati dal paradiso terrestre, dai tuoi studi ne emerge una visione decisamente diversa.
Corretto?

Esatto, come spiego nel libro Adamo ed Eva non sono, neppure per la Bibbia, i progenitori dell’umanità ma i capostipiti di una progenie che gli Elohìm hanno prodotto con lo scopo di utilizzarla nel territorio in cui loro avevano posto la loro sede principale su questo pianeta: quello che noi conosciamo come il Paradiso terrestre ma che la Bibbia dice essere un “luogo recintato e protetto”.

Ne consegue che anche il concetto di peccato originale va rivisto. Come si può relazionare questo alla religione cattolica?

L’analisi testuale che faccio nel libro documenta che nella Bibbia non esiste il concetto di peccato originale con conseguente condanna ma solo una scelta fatta da Adamo ed Eva cui sono seguite solo le necessarie conseguenze, che non sono però frutto di una condanna. D’altra parte, non essendo loro i progenitori dell’umanità, non c’è nessuna colpa ascrivibile a tutti gli uomini.

In generale, il racconto della Genesi, rivisto secondo un’interpretazione più letterale, cosa ci racconta di
diverso rispetto a quella che abbiamo in casa?

Di questo parlerò compiutamente l’anno prossimo, posso solo anticipare che forse non ci racconta la creazione ma il momento in cui “loro” (gli Elohìm) sono arrivati.

Se non ricordo male anche due concetti teologici molto complessi da spiegare con il testo così com’è sono
lo Spirito Santo e la Gloria del Signore. Come li spieghi secondo la tua traduzione?

Nei libri dedico interi capitoli che non è facile riassumere in un’intervista.
Dico solo che ciò che viene reso nelle traduzioni normali con “spirito” e “gloria di dio” è definito in ebraico con i seguenti termini: “ruach” per vento, vento di tempesta; “kevòd” per ciò che è pesante”; “merkavà” il mezzo per trasportare uomini e merci.
In sostanza la descrizione che ne abbiamo e le conseguenze materiali, anche mortali, che quella “cosa” produceva su chi vi si trovava vicino, fanno capire che era l’oggetto volante usato dagli Elohìm per i loro spostamenti.

Yaveh sembra avere in qualche modo il ruolo di protagonista nei libri successivi. Ma per affermarsi sul
“suo popolo” deve, tramite Mosè, dar prova delle propria capacità.
Come lo fa?

Lo fa mostrando a Mosè il suo “oggetto volante”; per non essere ucciso Mosè si deve nascondere
dietro le rocce ma quella “cosa” – che lì viene chiamata kevòd – gli brucia la pelle. Era pericolosamente potente (spesso mortale) in ogni sua manifestazione.

Un altro argomento che ha afflitto generazioni di studiosi è cosa siano i cherubini, angioletti paffuti o che?

Il tema è talmente sensibile che gli ho dovuto dedicare ben due capitoli nel IL DIO ALIENO DELLA BIBBIA. In sostanza tutti i passi che ne parlano ci consentono di capire che si trattava di oggetti volanti monoposto con dei propulsori posteriori.

A parte pochi casi Yaveh non si faceva vedere dagli uomini. Come comunicava con loro?

Ovviamente lui comunicava attraverso i suoi portavoce (Mosè, Aronne, i profeti..) e dice lui stesso
che comunicava faccia a faccia, come un vicino parla al suo vicino, e non per enigmi.

Dell’Arca dell’Alleanza si dice che fosse mortale toccarla senza le dovute precauzioni. Si può dedurre
dai testi perché?

Non c’è necessità di dedurlo, lo dicono i testi stessi. La potevano manovrare solo gli addetti e chi la toccava moriva all’istante, fulminato, come successe al povero Uzzià che cercò di sorreggerla mentre stava per cadere dal carro su cui veniva trasportata.
Quando veniva portata in battaglia il popolo doveva camminare ad almeno un chilometro di distanza (2000 cubiti, dice il testo) perché evidentemente era particolarmente “carica” di energia.

Emerge anche una differenza che spesso non viene sottolineata tra questi dei, diciamo per intenderci gli Annunak e i Nephilim. Puoi spiegarci questo punto?

La Bibbia dice che quando i figli maschi degli Elohim cominciarono ad unirsi sessualmente con le figlie degli Adàm (cioè i terrestri) sulla Terra c’erano i Nefilim, che il testo descrive sempre come “giganti” e in due passi che nel libro analizzo nei particolari dice anche che avevano sei dita per
ogni arto. I prodotti degli incroci vennero definiti “ghibborìm” e cioè “uomini forti, di potere”. Per la
Bibbia siamo quindi di fronte ad almeno tre tipologie razziali.

Questi “giganti”, si può ipotizzare cosa fossero? Umani di una specie estinta? Ibridi?

Dalla Bibbia non lo si può capire, nel libro ipotizzo su base testuale aramaica una loro possibile origine extraterrestre che sarebbe contenuta nel significato del nome.

Questa distonia tra le traduzioni ufficiali e quelle corrette fino a quanto si potrae nei testi? Tutto
l’antico testamento va rivisto?

Direi che è inevitabile e sono certo che nei prossimi decenni verrà fatto.
Presso la Hebrew University di Gerusalemme è attivo da 53 anni il Bible Project che sta cercando di ricostruire un testo biblico che sia il più vicino possibile a quello scritto in origine, un lavoro titanico ma affascinate e soprattutto direi liberatorio nei confronti del dogmatismo imperante. Non mi riferisco solo alla Chiesa ma anche alle varie correnti esoterico iniziatiche o cabbalistiche (soprattutto di stampo newage) che si pongono come detentrici di verità alternative, sempre però basate su un testo che va interamente rivisto. Insomma, direi che non bisogna compiere l’errore di abbandonare delle possibili illusioni per cadere in altre.

È solo frutto di errori o vi è sempre stata una strategia volta a nascondere il vero significato dei testi? Ti sei mai confrontato con qualche studioso genuinamente convinto della correttezza delle traduzioni ufficiali?

Direi che sono presenti tutte le possibilità; dall’errore alla mistificazione deliberata. Anche qui non dobbiamo pensare solo alla Chiesa perché il Bible Project di cui dicevo prima sta dimostrando che le mistificazioni sono iniziate in ambito ebraico, ad opera di quei teologi (masoreti) che hanno fatto in modo di introdurre la loro visione nei testi rendendoli da quel momento intoccabili. Hanno tagliato, modificato, aggiunto, nascosto… Ho confronti continui via mail e so bene che la fede segue vie sue che non devono essere messe in discussione.
La fede supera ogni contraddizione e chi la possiede la deve vivere con determinazione e coerenza: io seguo lo studio.

Prima di concludere puoi farci ancora qualche esempio di vocaboli o concetti che cambiano completamente il loro significato traducendoli nel modo corretto?

Mi viene in mente la questione della benedizione. Ho già detto di ruach e kevòd che non stanno a indicare concetti spirituali di spirito e gloria, ma un oggetto materiale; la “benedizione” cui ho dedicato un capitolo ne IL LIBRO CHE CAMBIERA’ PER SEMPRE.. indica la trasmissione di beni materiali e non spirituali o magici; il termine tzelèm che non indica il concetto astratto di “immagine” degli Elohìm ma quel quid di materiale che contiene l’immagine degli Elohìm e cioè il DNA con cui hanno fatto l’uomo a loro somiglianza.

Ho in mano il tuo secondo libro, “Il Dio alieno della Bibbia”. La prima domanda che questo titolo implica è
che tu ritieni che questi dei fossero esseri non terrestri.

Diciamo che tutto ciò che leggo nella Bibbia me lo fa pensare. Se poi metto la Bibbia in parallelo con i testi dei popoli di ogni continente la convinzione aumenta notevolmente:
tutti ci hanno raccontato (e spesso disegnato) questi esseri “venuti dalle stelle”.

È una prosecuzione del primo? Cosa troviamo in questo secondo testo?

Questo libro è la prosecuzione del primo, per cui ci troviamo molti temi nuovi: dall’analisi parallela dei due racconti della creazione dell’uomo alle descrizione dei due tipi di cherubini, il mistero sull’origine del nome di Yahwèh, il miracolo chimico di Elia, i sistemi di comunicazione radio che usavano, ci si chiede perché agli Elohìm piaceva così tanto l’odore della carne bruciata, eccetera.

So che sei già al lavoro sul prossimo che toccherà anche altri argomenti, diciamo collaterali a questi finora
descritti. Puoi accennarci qualcosa?

Si tratta di un libro a quattro mani in cui si darà evidenza alla tecnologia.

Ringraziandoti ancora, chiudiamo con una domanda sul futuro. Cosa ti aspetti da tutto questo? Credi che il tuo lavoro riuscirà a superare i confini della ricerca alternativa?

Mi aspetto che finalmente ci si accosti a quel testo liberi da ogni condizionamento teologico e dogmatico, in quel senso ampio del termine che ho descritto sopra. Mi aspetto che finalmente si cessi di dire che quando la Bibbia “dice una cosa in realtà ne voglia sempre dire un’altra”. Sono 2000 anni che fanno così teologi, simbolisti, esoteristi, eccetera, tutti detentori di verità che vogliono assolutamente trovare scritte in quel libro e quando non le trovano fanno in modo di inserirle. So bene che così dicendo mi farò molti altri nemici, perché tutti sono pronti ad attaccare la chiesa ma nessuno vuole che sia messa in discussione la sua verità, ma ormai nemico più nemico meno… Preferisco per una volta seguire le indicazioni del più importante esegeta degli ebrei, il quale diceva che le parole della Toràh hanno innanzitutto un significato che non possono non avere: quello letterale! Lui stesso diceva che la spiegazione della vera natura del carro di Yahwèh doveva essere riservata ai pochissimi che erano in grado di comprenderla e di accettarla, gli altri potevano credere ciò che volevano. Uno studioso ebreo mi ha scritto su Facebook che devo andare avanti perché è arrivato il momento in cui tutti devono sapere.
In effetti, per una volta nella storia dell’esegesi, io seguo quella via e ciò che ne ricavo è davvero molto affascinante.
Un carissimo saluto e un sincero ringraziamento ai lettori di “Tracce d’eternità”, che hanno avuto la pazienza di resistere fino a qui.

Fonte: Articolo scritto da Gianluca Rampini per la rivista elettronica “Tracce d’eternità” n. 17

Potete scaricarla da qui: http://tracce.orizzonteassoluto.com/Tracce%20d%27eternita%27%20nr_17.pdf

FONTE

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I gesuiti e il vaticano, le leggi canoniche e le bolle papali

I gesuiti e il vaticano, le leggi canoniche e le bolle papali, ecco cosa c’è da sapere per capire il meccanismo di autoaffermazione del sistema dalle sue origini legislative da oggi; propongo un articolo semplice e chiaro che fa luce sul meccanismo del tacito assenso ed il profondo legame tra il diritto ed il potere della Chiesa.

Capire come funziona questo principio, che regola la nostra intera vita abbiamo bisogno di fare ulteriori premesse. Cosa sono le leggi?
Tutte le leggi derivano da Canoni, ovvero dal Diritto Canonico, perché tutte le leggi, direttamente o indirettamente, hanno a che fare con la Legge Divina ed Ecclesiastica. Ma i Canoni in particolare sono norme o principi che traggono valore dal fatto di non essere mai stati contestati (tacito assenso). Ecco alcuni canoni, norme o principi, universalmente riconosciuti, perché nessuno ha mai detto che non lo debbano essere (molti sono per altro condivisibili perché sono alla base della civile convivenza).

►1) tutti debiti devono essere pagati;
►2) tutti i contratti devono essere onorati;
►3) tutte le controversie portate di fronte alla legge, devono essere risolte di fronte alla legge (ovvero, se tu ricevi un’accusa, per quanto infondata, per quanto ingiusta, per quanto immorale, per quanto illegale non puoi ignorarla. E tuo l’onere di dimostrare l’infondatezza di quella accusa davanti alla legge di fronte alla quale è stata portata);
►4) qualsiasi affermazione, se non viene contestata diventa valida. (importantissimo punto! Ricevi una multa, una sanzione ingiusta, viene fissata un’udienza e tu non ti presenti, cavoli tuoi, sarà chi di dovere a decidere per te e senza di te).

■ Nota al punto 4):
Il 99% delle procedure giudiziarie si basa sulla presupposizione di qualcosa, ma il 99% degli esseri umani non si preoccupa di comprendere quali siano queste presupposizioni, o non si preoccupa di rifiutarle. In altre parole il Sistema è ancora adesso basato sul sacramento della confessione, proprio come ai tempi dell’Inquisizione, cioè è indispensabile che tu accusi te stesso. In mancanza di questo atto di auto accusa non si può procedere.

►5) Il Diritto è gerarchico, discende sempre e comunque dal Diritto Divino: sopra a tutto c’è il Diritto Divino che, come tale, discende dal Divino Creatore, poi c’è il Diritto Naturale e poi il Diritto Positivo (leggi nazionali, internazionali, amministrative, private ecc…), il Diritto Positivo appartiene al gradino più basso nella scala gerarchica.

■ Nota al punto 5):
Ogni proprietà costituisce un diritto associato ad un trust, cioè ad un sistema fiduciario. I potenti, l’élite mondiale, sanno da sempre che la proprietà è un concetto fittizio. Infatti come puoi possedere un pezzo di terra? La terra, i fiumi, i laghi, i mari appartengono al Pianeta. Ma anche una casa; come puoi fisicamente possedere una casa o un’automobile? Sono tutte cose per cui esistono “titoli di proprietà” e sono titoli fittizi, costituiscono cioè diritto d’uso della casa, dell’automobile e della terra finché sei vivo. Quando sarai morto, cosa succederà a quella casa, a quell’automobile o a quel pezzo di terra, se non esistono disposizioni testamentarie, non dipende più da te. Così la casa, intesa come muri, mattoni e intonaco e la casa intesa come titolo e cioè come trust, o come sistema fiduciario, sono quindi due cose ben diverse.
Il sistema fiduciario, il titolo, prevede tre parti in gioco: un esecutore, un amministratore e un beneficiario. L’esecutore è sempre quello che “concede il titolo” e in questo caso è sempre lo Stato, l’amministratore è quello che amministra il titolo (catasto o Comune), il beneficiario, in questo caso sei tu, cioè il cosìddetto “proprietario” di quel bene. Fin qui tutto più o meno normale, è tutto chiaro e non c’è nulla di strano; rimane da capire se e come, questo sistema, venga usato contro di noi.

FACCIAMO UN ENORME PASSO INDIETRO NEL TEMPO

L’attuale sistema, che è basato sul concetto di proprietà, è stato creato dagli antichi romani, i quali hanno disseminato il loro “diritto” in giro per il mondo e sappiamo come (è un karma pesantissimo che noi “italici” dobbiamo espiare nei confronti di tutto il mondo).
Ogni terra conquistata e distrutta veniva iscritta in un “registro” conservato a Roma e ogni nuova terra dell’Impero poteva essere di proprietà solo di un cittadino romano. Ancora oggi quindi noi viviamo in un sistema che si tramanda dall’esistenza dell’Impero Romano che di fatto, non è mai finito. Con le invasioni longobarde, Papa Leone III, incorona Pipino il Breve come Re dei Franchi e poi Carlo Magno come Imperatore del Sacro Romano Impero.

► 1 BOLLA PAPALE (trust)

Quindi il sistema che abbiamo oggi nell’organizzazione della proprietà e del diritto e quindi del denaro e quindi della politica, nasce nel 1302 (il 18 novembre), che è la data della pubblicazione della Bolla Papale scritta da Papa Bonifacio VIII, che aveva come titolo “UNAM SANCTAM ECCLESIAM”.

Bonifacio VIII è considerato uno degli uomini più corrotti, malvagi e potenti della storia della Chiesa e del mondo, tanto che lo stesso Dante lo mette nei gironi più bassi dell’Inferno. Questa Bolla Papale determina il primo sistema fiduciario ancora valido oggi. Bonifacio VIII, in questa Bolla, afferma che Dio aveva affidato tutti i titoli e le proprietà della Terra al Vaticano.
Questa affermazione non venne mai contestata e quindi, in base al punto 4) del Canone di Diritto (vedi sopra) divenne valida. Il Vaticano perciò, nomina l’esecutore, l’amministratore e il beneficiario di questo sistema fiduciario. L’Esecutore è l’Ordine Minore dei Francescani unito con L’Ordine dei Gesuiti (braccio armato?) ed è ben visibile nello stemma sulla
pubblicazione dell’enciclica. L’amministratore è il Papa e i beneficiari di questo trust sono tutti gli uomini del mondo.
In pratica e tradotto in altri termini, la Bolla Papale del 1302 usa la metafora del Diritto Marittimo e dell’Ammiragliato (Bibbia) affermando che l’Unam Sanctam Ecclesiam e quindi la Prima e Unica Santa Chiesa è l’Arca di Noè, perché mentre tutto il mondo era sommerso dalle acque, l’unica cosa che si elevava al di sopra era l’Arca.

Quindi tutti gli esseri umani, a partire da quel giorno, certificato dalla Bibbia come Codice di Diritto Nautico, sono dispersi in mare. E il Papa dunque reclama tutta l’autorità, tutta la proprietà, sia spirituale che temporale, fino a quando i “dispersi” torneranno a reclamare i loro diritti.
Cosa che finora, dal 1302, non è mai avvenuta, perché tutte le Nazioni si basano su quel sistema giuridico. Questo Diritto proclamato da Papa Bonifacio VIII si basa per Diritto Divino, ecco perché non possiamo parlare di politica senza parlare di religione o di economia e finanza senza parlare di religione.

► 2 BOLLA PAPALE (trust)

Il secondo trust, creato sempre in Vaticano, risale al 1455, cioè circa 150 dopo la Bolla di Bonifacio VIII (quindi ancora mai contestata dopo 150 anni). Questa seconda Bolla è di natura testamentaria, cioè il Papa dispone, al momento della sua morte e della morte dei futuri Papi, come deve funzionare il diritto d’uso di tutti i privilegi e di tutte le proprietà derivanti dalla Bolla precedente di Bonifacio VIII.
Testamento di cui l’esecutore è la Curia Romana, l’amministratore è il Collegio dei Cardinali e il Beneficiario, questa volta è il Re, sulla terra di proprietà del Papa. Quindi in due parole Dio ha dato tutto il mondo al Papa e il Papa concede pezzi di questo mondo ai Re.
Per cui da quel momento i Re del mondo hanno un mandato divino. Questa enciclica del 1455 (l’8 gennaio) si chiama “ROMANUS PONTIFEX” e fu emanata da Papa Niccolò V. Cito un breve estratto significativo:

“Poiché abbiamo concesso precedentemente, con altre lettere nostre, fra le altre cose, piena e completa facoltà al Re Alfonso V di invadere, ricercare, catturare, conquistare, soggiogare tutti i Saraceni e qualsiasi pagano e gli altri nemici di Cristo, ovunque essi vivano, insieme ai loro regni e ducati, principati, signorie, possedimenti e qualsiasi bene, mobile e immobile, che sia di loro proprietà e di gettarli in schiavitù perpetua e di occupare, appropriarsi e volgere ad uso e profitto proprio, signorie, possedimenti e beni, in conseguenza della garanzia data dalla suddetta concessione, il Re Alfonso V (di Portogallo n.d.r), o il detto infante a suo nome, hanno legittimamente e legalmente occupato isole, terre, porti , acque e le hanno possedute e le posseggono e ad essi appartengono e sono di proprietà “de jure” del medesimo Re Alfonso V e dei suoi successori, possono compiere e compiano questa pia e bellissima opera, degna di essere ricordata in ogni tempo, che noi essendo da essa favoriti per la salvezza delle anime e il diffondersi della fede e la sconfitta dei suoi nemici, consideriamo un compito che concerne Dio stesso, la sua fede, la Chiesa Universale, con tanta maggiore perfezione, in quanto rimosso ogni ostacolo, diverranno consapevoli di essere fortificati dai più grandi favori e privilegi concessi da noi e dalla Sede Apostolica.”

► 3 BOLLA PAPALE (trust)

Appena 30 anni dopo circa, nel 1481 (il 21 giugno), viene emanata la terza Bolla, il terzo trust, o diritto fiduciario da Papa Sisto IV, chiamata “AETERNIS REGIS CLEMENTIA”, che si diversifica dalla Bolla precedente di poco, in quanto il “bene” concesso ai Re non è più la terra, ma sono gli esseri umani che abitano quella terra, che da quel momento vengono considerati incompetenti, incapaci e dunque soggetti ad amministrazione coatta.
In realtà questa Bolla di Sisto IV realizza la visione illuminata di Bonifacio VIII per cui gli esseri umani sono dispersi in mare e quindi nulla ci appartiene, siamo in bancarotta, perché non siamo mai tornati a reclamare i nostri averi e diritti e quindi è lo Stato che si deve prendere cura di noi per il nostro bene.

QUESTO È IL SISTEMA IN VIGORE ANCORA OGGI

[piccola postilla: gli originali delle Bolle del 1302, del 1455 e del 1481, non sono visibili, questo perché fino al XVIII secolo, il Vaticano scriveva le proprie Bolle non su carta, considerata un mezzo privo di vita e quindi privo di valore: a quei tempi (solo due secoli fa!) un documento per essere valido doveva essere scritto su un materiale vivente. Era perciò firmato con il sangue ed era scritto su una pergamena di pelle umana. Parentesi nella parentesi: la recentissima firma della Regina Elisabetta del – criminale! – trattato di Lisbona, è stata fatto su una pergamena di capretto, poiché la Regina, come beneficiaria di un diritto divino, non può firmare un documento “morto”. Non è tutto, la storia notifica, che le Bolle Papali erano scritte su pergamene di pelle di bambini, questo spiegherebbe perché sarebbe imbarazzante per il Vaticano mostrare gli originali.]
Approfitto di questa piccola interruzione del racconto per sottolineare che non c’è nessun riferimento negativo a tutte le persone di Buon Cuore (con la B e C maiuscole!) che seguono e vivono secondo l’etica giusta e generosa della Chiesa Cattolica.
Il riferimento semmai è solo rivolto a quella “setta” che gestisce il mondo all’interno della Città del Vaticano. E sarebbe importante invitare i Veri Cristiani che si riconoscono in un Dio giusto e misericordioso, a pretendere, indagare e far luce su quello che avviene all’interno di quelle mura. Altrimenti, davvero, non ne usciremo mai!

Di seguito un filmato esemplificativo:

Link: http://www.iconicon.it/blog/2013/02/il-sistema-delle-bolle-papali/

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Israele e il Dio Saturno – Le origini e le concordanze

Rocambolesco quanto mai denso di significati esoterici il video in cui Don Donato spiega Israele e il culto del Dio Saturno. Tra esoterismo e mistero, digressioni storiche e culturali il nostro Igientista Mentale ci rilascia il solito bellissimo punto di vista alternativo e profondo, sebbene con un linguaggio sommario ed esilarante 🙂